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Dalla precaria alla «mammona» Le ragazze leader della protesta

24/10/2008

Con il megafono in mano e il telefonino nella borsa e il libro di Diritto europeo abbandonato accanto ai kleenex

(da corriere.it)

MILANO - Determinate. «No pasarán!». Pragmatiche. «Qualche pasto sta saltando, ne guadagna la linea». Generose. «Questo è il momento di darsi da fare, studio e lavoro possono attendere». Eccole, le ventenni che protestano. Con il megafono in mano e il telefonino nella borsa. Con il libro di Diritto dell'Unione europea abbandonato accanto ai kleenex («non c'è mai un attimo per aprirlo») e la mamma che arriva a portare il cambio d'abito («mi raccomando, copriti bene la notte»).

Venti, ventiquattro, ventotto anni. Capelli rossi e abiti comodi, progetti per il futuro e preoccupazioni concrete. Parla Angela Balzano, 24 anni, casertana a Bologna, portavoce di Uniriot, «network delle facoltà ribelli»: «La triennale in Filosofia l'ho presa a Napoli, 110 e lode. Poi mi sono iscritta alla specialistica: 8 esami, tutti trenta. Ho deciso di trasferirmi a Bologna, ma per convalidare gli esami mi hanno chiesto 500 euro. Ho ricominciato da capo. Adesso? Con un'agenzia interinale faccio quel che capita: commessa, call center, promoter. Protesto perché l'università non può diventare una fabbrica di disoccupati».

Paola De Nigris è quella con il megafono in mano. Nata a Teramo, iscritta a Lettere alla Sapienza di Roma, cornetto la mattina e cena sociale la sera («oggi tutti a vedere AnnoZero, c'è uno dei nostri»). «Faccio parte del collettivo, le mie idee sono chiare - racconta in un'aula occupata di Giurisprudenza -. Ma la soddisfazione è vedere che in tanti si stanno informando. Noi ci ispiriamo agli studenti francesi che nel 2006 sono riusciti a piegare Sarkozy, e lui forse è pure peggio di Berlusconi». Con lei c'è Laura Berardi, 23 anni di Fisica: «Ogni mattina mamma mi porta i vestiti puliti, così si assicura che io stia bene. È preoccupata per la polizia».

A Torino Isabella Rossatto, ventottenne, coordina l'assemblea «No Gelmini» di Palazzo Nuovo. Dice quasi con rabbia: «Io studio e lavoro, faccio un dottorato senza borsa. Ho due lauree: Filosofia e Scienze politiche. Non siamo il gregge ignorante che viene dipinto. Abbiamo esaminato a fondo il testo della 133 e siamo coscienti dello tsunami che porterà nella scuola».
Valentina Messana, 24 anni, siciliana di Caltanissetta, non vuole essere chiamata leader. Come le altre. Ma è uno dei motori di «Sinistra Per», una delle quattro sigle che hanno organizzato il corteo di Pisa. Frequenta l'ultimo anno della specialistica in Giurisprudenza. «Da grande? Penalista o magistrato». Sulla protesta: «È una cosa strabiliante, non avevo mai visto tanti studenti uniti assieme a sindaco, docenti, a tutti i rappresentanti della società civile».

Elisa Scardaccione, 21 anni di Bari, sogna un lavoro nelle Ong. «Quella della Gelmini non si può definire una riforma. Semmai è un taglio netto e definitivo. Con la scusa della crisi finanziaria vogliono affossare l'università». Con chi aprirebbe un dialogo, nel governo? «Nessuno». Politici di riferimento? «Flavia D'Angeli, di Sinistra Critica: un'insegnante, precaria, una che sa. Non come il nostro ministro dell'Istruzione». A Milano Agnese Romanò, 20 anni, ex pariniana, è tra i leader degli studenti di Brera. Secondo anno di Scenografia all'Accademia. «Erano 15 anni che in città non si vedeva una mobilitazione così massiccia. Se la riforma diventerà realtà? Sono convinta di no. Non passerà. Vinceremo noi».

Elvira Serra
24 ottobre 2008

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