Con il megafono in mano e il telefonino nella borsa e il libro di Diritto europeo abbandonato accanto ai kleenex
(da corriere.it)
MILANO - Determinate. «No pasarán!». Pragmatiche. «Qualche pasto sta saltando, ne guadagna la linea». Generose. «Questo è il momento di darsi da fare, studio e lavoro possono attendere». Eccole, le ventenni che protestano. Con il megafono in mano e il telefonino nella borsa. Con il libro di Diritto dell'Unione europea abbandonato accanto ai kleenex («non c'è mai un attimo per aprirlo») e la mamma che arriva a portare il cambio d'abito («mi raccomando, copriti bene la notte»).
Venti, ventiquattro, ventotto anni. Capelli rossi e abiti comodi, progetti per il futuro e preoccupazioni concrete. Parla Angela Balzano, 24 anni, casertana a Bologna, portavoce di Uniriot, «network delle facoltà ribelli»: «La triennale in Filosofia l'ho presa a Napoli, 110 e lode. Poi mi sono iscritta alla specialistica: 8 esami, tutti trenta. Ho deciso di trasferirmi a Bologna, ma per convalidare gli esami mi hanno chiesto 500 euro. Ho ricominciato da capo. Adesso? Con un'agenzia interinale faccio quel che capita: commessa, call center, promoter. Protesto perché l'università non può diventare una fabbrica di disoccupati».
Paola De Nigris è quella con il megafono in mano. Nata a Teramo, iscritta a Lettere alla Sapienza di Roma, cornetto la mattina e cena sociale la sera («oggi tutti a vedere AnnoZero, c'è uno dei nostri»). «Faccio parte del collettivo, le mie idee sono chiare - racconta in un'aula occupata di Giurisprudenza -. Ma la soddisfazione è vedere che in tanti si stanno informando. Noi ci ispiriamo agli studenti francesi che nel 2006 sono riusciti a piegare Sarkozy, e lui forse è pure peggio di Berlusconi». Con lei c'è Laura Berardi, 23 anni di Fisica: «Ogni mattina mamma mi porta i vestiti puliti, così si assicura che io stia bene. È preoccupata per la polizia».
A Torino Isabella Rossatto, ventottenne, coordina l'assemblea «No Gelmini» di Palazzo Nuovo. Dice quasi con rabbia: «Io studio e lavoro, faccio un dottorato senza borsa. Ho due lauree: Filosofia e Scienze politiche. Non siamo il gregge ignorante che viene dipinto. Abbiamo esaminato a fondo il testo della 133 e siamo coscienti dello tsunami che porterà nella scuola».
Valentina Messana, 24 anni, siciliana di Caltanissetta, non vuole essere chiamata leader. Come le altre. Ma è uno dei motori di «Sinistra Per», una delle quattro sigle che hanno organizzato il corteo di Pisa. Frequenta l'ultimo anno della specialistica in Giurisprudenza. «Da grande? Penalista o magistrato». Sulla protesta: «È una cosa strabiliante, non avevo mai visto tanti studenti uniti assieme a sindaco, docenti, a tutti i rappresentanti della società civile».
Elisa Scardaccione, 21 anni di Bari, sogna un lavoro nelle Ong. «Quella della Gelmini non si può definire una riforma. Semmai è un taglio netto e definitivo. Con la scusa della crisi finanziaria vogliono affossare l'università ». Con chi aprirebbe un dialogo, nel governo? «Nessuno». Politici di riferimento? «Flavia D'Angeli, di Sinistra Critica: un'insegnante, precaria, una che sa. Non come il nostro ministro dell'Istruzione». A Milano Agnese Romanò, 20 anni, ex pariniana, è tra i leader degli studenti di Brera. Secondo anno di Scenografia all'Accademia. «Erano 15 anni che in città non si vedeva una mobilitazione così massiccia. Se la riforma diventerà realtà ? Sono convinta di no. Non passerà . Vinceremo noi».
Elvira Serra
24 ottobre 2008