Presentazione dell’assemblea con blocco della didattica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’UNIBA.
E’ sembrato autoreferenziale al “Collettivo politico Studenti in Lotta” indire un’altra assemblea senza blocco della didattica dopo quella del 20 dicembre su simili argomenti. Volendo che tutti e tutte acquisissero una informazione dettagliata e comune, il collettivo ha proposto in consiglio di facoltà che l’assemblea fosse per tutti e tutte. Il consiglio di facoltà ha votato all’unanimità l’indizione dell’assemblea con blocco della didattica sulle tematiche dell’accesso all’insegnamento e sulle prospettive di lavoro nell’ambito degli studi umanistici. Solo i rappresentanti studenteschi di “Communione e Liberazione” (lista “obiettivo studenti”) all’interno del consiglio di facoltà hanno ostacolato il blocco della didattica, sebbene l’argomento teoricamente riguardasse loro e i loro rappresentati.
Il nome dell’assemblea è “TFA e prospettive di lavoro nell’ambito degli studi umanistici”.
Nel dicembre scorso (in particolare il giorno 20) il collettivo ha tenuto un’assemblea nella quale si è discusso anche dello stato dei lavori ministeriali riguardanti il tirocinio formativo attivo, oltre a discutere di diversi altri aspetti dell’effettivo diritto allo studio.
Il centro delle lotte del collettivo da qualche anno a questa parte tende direttamente o indirettamente alla rivendicazione di un posto di un lavoro stabile, dignitosamente retribuito, non fuori dalla nostra terra e adatto alla qualifica e agli interessi dello studente. Forse al primo ministro Monti o al ministro del lavoro Fornero potrebbe sembrare una pretesa spropositata, sicuramente gli studenti i disoccupati i precari e tanti lavoratori invece hanno questo desiderio e necessità. Se partiamo dal presupposto che lavorare dignitosamente oltre ad essere un diritto è soprattutto utile alla società tutta e determina il benessere collettivo, allora non capiamo per quale motivo non dovremmo pretendere di insegnare, oppure lavorare presso qualche museo o sito archeologico, o in qualche fondazione teatrale con un contratto a tempo indeterminato godendo dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori (legge 300 del 1970).
Il lavoro di ogni laureato nella facoltà di lettere e filosofia oggi è utile: se andiamo a osservare la situazione dei musei, dei siti archeologici artistici delle scuole ecc... scopriamo che per esempio le classi di scuola sono popolate spesso da più di 30 studenti in contrasto con quanto dice la legge (il massimo dovrebbe essere 26 con 1,8 m2 per persona). Ne deriva un insegnamento e un apprendimento dequalificato. Oppure le opere d’arte non sono curate, i musei sono chiusi per molto tempo. Ci sembra tutt’altro che inutile la qualifica in materie letterarie e filosofiche.
Quando veniva occupato l’ateneo il 30 novembre 2010, quando abbiamo occupato la facoltà il 7, 8 e 9 dicembre dello stesso anno (in entrambi i casi provocando il blocco del funzionamento dell’università) e poi il 14 dicembre venivano occupati i binari della stazione di Bari (subendo anche delle denunce penali, che tuttora gravano su alcuni studenti) ci ponevamo come obiettivo la revoca dei tagli all’università, alla scuola pubblica al ministero dei beni culturali, lo spostamento di risorse economiche dal comparto militare a quello sanitario ed educativo, entrambi settori pubblici determinanti per lo sviluppo e la crescita di una collettività.
Vogliamo lavorare dignitosamente, con un salario che ci permetta di vivere e non di sopravvivere; crediamo che lavorare sia un vantaggio per l’intera società quando vengono creati prodotti materiali ed immateriali non distruttivi per la vita umana. Invece decine di miliardi di euro sono spesi dallo stato ogni anno per attività e prodotti inutili, nocivi per la vita umana o addirittura mortiferi: spese militari e armi, costruzione di opere pubbliche superflue come la TAV (treno ad alta velocità Torino-Lione), pagamento del debito “pubblico” illeggittimo a Banche e Istituti finanziari, finanziamento dell’istruzione e della sanità private.
Lo sdegno e la rabbia, che cerchiamo di incanalare quotidianamente in progetto politico di cambiamento dell’esistente nell’ambito dell’università, si intensificano quando quotidianamente e in maniera martellante tutto il quadro parlamentare italiano, i governi e tanti opinionisti ci dicono che l’unica strada per salvare l’Italia e l’Europa è quella appena descritta. Una strada a cui si oppongono i cittadini e le cittadine della Val di Susa, migliaia di persone che manifestano e combattono contro la guerra e le occupazioni militari.
Il progetto della BCE, dei governi europei ,del mondo della finanza e degli industriali finalizzato ad eliminare gli ultimi indispensabili baluardi dello stato sociale attraverso lo strumento del debito pubblico (per la maggiorparte illeggittimo) ha provocato mobilitazioni generali, scioperi generali e generalizzati, occupazioni dei posti di lavoro, assalti a parlamenti europei. Sono segni dell’opposizione del 99% della popolazione a quel 1% che sta sempre più concentrando ricchezza e potere nelle sue mani. I loro inumani progetti politico-economici stanno portano decine di milioni di persone in Italia e in tanti altri paesi europei (vedi la Grecia, la Spagna, etc…) a non poter avere dei figli, a non poter rimanare o ritornare mai nel luogo in cui siamo nati e vissuti, ad ammalarci di malattie respiratorie, cardiache e tumorali apparentemente inspiegabili.
Consci che l’informazione e la discussione che vogliamo sviluppare in questa assemblea sono gocce rispetto al mare di disinformazione, parziale informazione e manipolazione che ci propinano; consci di ciò ci informeremo sulle effettive possibilità di lavoro (dipendenti dagli investimenti pubblici erogati) affinchè personalmente potremo regolarci e collettivamente potremo progettare e costruire mobilitazioni di opposizione e una strada alternativa all’attuale modello di sviluppo economico capitalista.
STUDENT* BARESI IN LOTTA