controcorsi

Bari, 10/12: Siamo il 99% e siamo in credito!

02/12/2011

Le Banche Centrali dei paesi industrializzati, il Fondo Monetario Internazionale, i governi degli stati nazionali, l’allegra finanza con il codazzzo degli speculatori, i grandi industriali e i possessori di enormi rendite sono tutti d’accordo nel voler far pagare la crisi di profitti, la crisi del debito, la crisi ambientale ai ceti popolari di tutto il mondo: ai lavoratori e alle lavoratrici, agli studenti/esse, ai/alle migranti, alle donne e ai soggetti lgbtq.

Fanno licenziare migliaia di lavoratori, diminuiscono i salari, tagliano la sanità, l’istruzione e i trasporti pubblici, riducono gli spazi di libertà (per esempio hanno limitato fino ad annullare, in certi casi, il diritto di sciopero). I prezzi dei generi di prima necessità rimangono alti rispetto ai salari e spesso aumentano persino, senza considerare il costo dei carburanti.

L’istruzione pubblica in Italia ha subito ingenti tagli di fondi negli ultimi tre anni, sebbene questi fossero già al di sotto della media degli altri paesi industrializzati: nel 2008 sono stati tolti alla scuola pubblica 8,5mld di euro e all’università 1,3 mld per destinarli alla rifinanziarizzazione delle banche. I debiti delle banche vennero socializzati (scaricati sul bilancio pubblico) mentre i loro profitti continuavano a finire nelle tasche di azionisti e banchieri. Le scuole pubbliche divengono sempre più precarie sia dal punto di vista delle strutture, alquanto fatiscenti, che da quello della didattica: infatti tanti docenti sono ormai precari e cambiano continuamente sede senza dare continuità al percorso di studi.

Ci si scandalizza per "eventi" televisivi per nulla rilevanti oppure si sprecano migliaia di parole per fatti inspiegabili di cronaca; mentre la precarietà del lavoro, la pericolosità delle strutture scolastiche, le centinaia di morti sul lavoro e per motivi di inquinamento ambientale vengono discussi in maniera approssimativa e marginale. In più non vengono mai esposte le cause ultime.

Ci dicono che è inevitabile pagare il debito, ci dicono che è inevitabile subire la crisi, ci dicono che dobbiamo fare sacrifici per forze di causa maggiore.

Eppure con una drastica diminuzione delle spese militari si potrebbero finanziare borse di studio per gli/le studenti/esse, si potrebbero mantenere aperti tanti ospedali e rimodernarli, si potrebbero ristrutturare tante scuole, si potrebbe diminuire la disoccupazione, alzare i salari e le pensioni (ormai da fame ) ecc…
Eppure dal 1995 al 2008, mentre di sono susseguite diverse crisi economiche, i profitti netti delle maggiori imprese italiane sono aumentati di circa il 75% ( campione Mediobanca ); invece i salari hanno perso circa 7000 euro del loro potere d’acquisto ( dal 2000 al 2010 ) secondo Ires-cgil. Questo spiega perché in Italia il 44% della ricchezza è nelle mani di solo il 10% della popolazione, mentre il 50% della popolazione possiede solo il 9% della ricchezza. E allora vogliamo la patrimoniale non per pagare il debito provocato da loro, ma per redistribuire la ricchezza.

Queste e altre proposte saranno portate in piazza il giorno 7 dicembre: piazza san Ferdinando alle ore 17.30, via Sparano n. 50 in un sit-in-movimento. Non solo vogliamo contro-informare, ma anche muoverci per la città e portare analisi e risposte popolari ovunque (come è accennato sopra).

Nel mondo le grandi mobilitazioni, le occupazioni e le assemblee nelle principali piazze del mondo, LE RIVOLUZIONI ARABE, gli SCIOPERI GENERALI E GENERALIZZATI, le occupazioni delle scuole e delle facoltà, i picchetti davanti ai luoghi di lavoro, i blocchi stradali.

Lo sciopero autorganizzato a Oakland e le piazze occupate a New York, la manifestazioni a Seattle, gli scioperi generali e generalizzati in Grecia, le assemblee, gli accampamenti e le occupazioni in Spagna, le oceaniche manifestazioni di piazza e la repressione militare in Egitto , i riot in Inghilterra, il referendum contro il debito in Islanda, esprimono che il 99% della popolazione mondiale non vuole continuare a piegarsi all’1%, che disoccupazione, precarietà e miseria devono terminare per lasciar posto ad un altro sistema sociale ed economico.

Proprio delle mobilitazioni sparse per tutto il mondo vogliamo discutere il giorno 10 dicembre alle ore 19.30 presso il Socrate occupato, in via fanelli 216 a Bari.

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