Contributo del Coordinamento dei Collettivi della Sapienza su scuola e università

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IL LUNGO PROCESSO DI DISTRUZIONE DELL'ISTRUZIONE PUBBLICA

Sono ormai vent'anni che si susseguono continui attacchi, mascherati da RIFORME, volte a distruggere il sistema universitario pubblico.

A partire dalla riforma Ruberti, che nel 1990 ha introdotto l'autonomia finanziaria e didattica degli atenei, vi è stata un'escalation di provvedimenti che hanno come minimo comune denominatore quello di minare le fondamenta dell'istruzione pubblica.

Con la riforma Zecchino,nel 1999, sono state messe in atto le criminali direttive del PROCESSO DI BOLOGNA, occasione in cui si è cercato di "armonizzare” i sistemi universitari europei. Tutto ciò ha portato all'introduzione della riforma del 3+2, all'affermarsi del sistema dei crediti e di fatto alla parcellizzazione del sapere. La proliferazione di corsi e cattedre, molti dei quali dall'utilità a dir poco dubbia, ha prodotto una notevole intensificazione dei tempi: chi non è mai andato all'università alle 8 del mattino per ritornare a casa alle 18, seguendo a volte fino a 6 corsi differenti lo stesso giorno?! Sistema, tra l'altro, di cui oggi è noto il totale fallimento.

Con il secondo governo Berlusconi, la ministra Moratti ha implementato queste politiche perverse, arrivando all' ideazione della tristemente famosa “riforma della Y”, costruita sull'impianto della Zecchino. Quest'anno inizierà ad essere applicata portando un aumento considerevole dei numeri chiusi a livello nazionale. Limitando quindi l'accesso a molti corsi di laurea, in particolare alla laurea specialistica.

I governi di centro sinistra non sono stati da meno, il Ministro Mussi ha attuato la riforma Moratti invece di abrogarla.

Ed arriviamo al fatidico 2008 e alla tanto famigerata Legge 133, al centro delle contestazioni del movimento dello scorso anno, che prevede:

- Tagli indiscriminati al sistema universitario pubblico per un totale di 1441,5 milioni di euro,che porteranno un prevedibile aumento delle tasse e ad un depotenziamento, se non la definitiva cancellazione, del diritto allo studio: meno alloggi, meno borse di studio, meno agevolazioni per gli student*….

- Possibilità per l'università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato: questo comporterà l'ingresso dei privati nei consigli d'amministrazione degli atenei ed una didattica conseguentemente asservita ai loro interessi, a discapito della qualità dell'insegnamento

- Blocco del turn over al 20% : verrà assunto solo un ricercatore precario ogni 4 baroni che andranno in pensione.

È notizia di questi giorni che la ministra Gelmini ha in programma una nuova riforma sull'università le cui linee guida non fanno pensare a nulla di buono!!! Nel nome di una fantomatica meritocrazia (com'è noto la ministra non ha mai frequentato il mondo accademico) si prevede l' abolizione del valore legale del titolo di studio e una riforma della governance universitaria con l'inserimento negli organi degli atenei di membri esterni, trasformando la figura del rettore universitario in un super-manager di azienda (l'università) che compete sul mercato.

IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA E DEI POSTI DI LAVORO

Stiamo attraversando un periodo di grave crisi economica ed il Governo Berlusconi ci vuole far credere che è necessario tagliare ovunque per salvare le casse dello Stato. Guardando attentamente la Legge Finanziaria 2009 però, vediamo che come al solito il governo sta bleffando e che in realtà non si sta tagliando proprio ovunque: infatti aumentano le spese per le missioni militari all’estero e per l’acquisto di nuovi armamenti, aumentano le spese per la costruzione di inutili grandi opere come il ponte sullo stretto di Messina, si finanzia la costruzione di inceneritori devastanti per l’ambiente e per la salute delle persone, inutili per lo smaltimento dei rifiuti ma chiaramente ottimi per i profitti dei privati.

Arriviamo poi al capitolo scuola, università e ricerca e vediamo che i numeri cambiano notevolmente: con la Legge 133 approvata ad agosto del 2008 si tagliano 8 mld. € alla scuola in tre anni e 1,5 mld. € alle università pubbliche. Questi tagli avranno conseguenze devastanti per la qualità degli insegnamenti e stanno già compromettendo le condizioni lavorative di migliaia di insegnanti precari.

Stiamo assistendo al più grande licenziamento di massa nella storia della Repubblica: quest’anno perderanno il posto di lavoro 45.000 docenti precari e 15.000 lavoratori ATA e l’entità dei licenziamenti raggiungerà le 200.000 unità in tre anni!

Vediamo come la realtà dei fatti è ben diversa da quella descritta dal governo: il problema non è la crisi economica ma le scelte politiche che si attuano in un periodo di crisi. I governi degli ultimi 15 anni hanno progressivamente sottratto fondi alla scuola pubblica gonfiando al contrario con finanziamenti statali le casse delle scuole private e cattoliche. Si sta coscientemente andando nella direzione della demolizione totale dell’istruzione pubblica italiana e della professione docente, attraverso la riduzione degli orari scolastici negli istituti tecnici e professionali – che non darebbero più diritto all’accesso all’università – l’abolizione delle sperimentazioni nei licei, la reintroduzione del maestro unico nella scuola primaria, l’aumento di fatto dell’orario di lavoro degli insegnanti in spregio del contratto collettivo di lavoro.

Il disegno di legge Aprea, presentato in Parlamento ma non ancora approvato, compirebbe un passo fondamentale verso l’aziendalizzazione e la regionalizzazione delle scuole, trasformate in fondazioni o consorzi privati e sottoposte all’autorità dei dirigenti scolastici, che nei fatti potrebbero selezionare il personale gradito alle imprese disposte a finanziare la propria scuola.

Di fronte a questo scenario non ci sono mediazioni possibili: è necessario cominciare a mobilitarsi fin da subito, organizzarsi in ogni facoltà tramite collettivi o laboratori studenteschi in grado di promuovere momenti di confronto e comunicazione diffusa, pratiche di azione diretta (come l’occupazione del tetto della Sapienza fatta ad inizio settembre) e capaci di costruire attivamente alleanze sociali stabili a partire dagli studenti medi, maestre e maestri, insegnanti e ricercatori precari, operai di fabbrica in lotta.

Gli insegnanti precari della scuola già da settimane si stanno mobilitando in tutte le città italiane con occupazione di provveditorati, presidi permanenti, sit-in, manifestazioni, incatenamenti e scioperi della fame. E’ necessario fin da subito esprimere una solidarietà attiva con le lotte degli insegnanti, attraverso pratiche comuni e rivendicazioni unitarie.

RIPRENDIAMOCI I NOSTRI TEMPI, RIAPPROPRIAMOCI DEI NOSTRI SPAZI. LOTTIAMO PER LA NOSTRA UNIVERSITA'.

Il movimento dello scorso anno è stata espressione del malessere degli studenti e delle studentesse nei confronti, non solo della 133, ma di tutte le riforme che si sono susseguite negli ultimi anni che hanno palesato sempre più l'attacco all'università pubblica.

Ma non solo in fase di mobilitazione gli studenti possono prendere parola sull'università che vogliono. Tramite la costruzione di collettivi, gli studenti e le studentesse si dotano di uno strumento all'interno del quale incontrarsi, discutere e elaborare analisi. Uno strumento aperto, orizzontale e permanente che porta avanti la progettualità di cui sceglie di dotarsi dando continuità ai percorsi di autorganizzazione anche al di là delle fasi di movimento. Un percorso che ribadisce che all'interno dell'università(e non solo) non c'è spazio per nessuna forma di fascismo, razzismo e sessismo. Uno spazio e un tempo di cui gli studenti si riappropriano, in un università che ci impone ritmi di vita sempre più serrati. Uno spazio e un tempo all'interno del quale condividere i bisogni degli studenti e delle studentesse, confrontarsi e cominciare a costruire l'università che vogliamo. Diritto allo studio, qualità della didattica e tempi imposti sono solo alcune delle tematiche da affrontare. La partecipazione più ampia possibile è fondamentale per sviluppare un processo di autorganizzazione dal basso, in grado di costruire mobilitazione e di portare avanti le proprie rivendicazioni, di creare momenti di azione diretta e una collaborazione stabile con le altre realtà sociali in lotta.

Oltre a radicarsi all'interno delle facoltà, è fondamentale un livello di collaborazione tra i vari collettivi/laboratori affinchè le lotte comuni e le vertenze di ateneo assumano ancora più forza. Un luogo di confronto che metta insieme le rivendicazioni e che possa intervenire in maniera determinante su questioni come l'aumento delle tasse, la gestione degli spazi e le rappresentanze studentesche.

Contatti:

- Coordinamento dei Colettivi Sapienza: riunione tutti i giovedì ore 14 a rotazione nelle aule autogestite delle varie facoltà - ateneinrivolta@gmail.com

- Collettivo di Giurisprudenza: ogni mercoledì ore 14 aula autogestita - collettivogiuri@psicollettivo.org

- Laboratorio di Economia: ogni mercoledì ore 14 aula 6b occupata - laboratorio6b.altervista.org

- Collettivo di Fisica: ogni giovedì ore 14 aula studenti - collettivo_fisica@psicolettivo.org

- Laboratorio di Psicologia: ogni martedì ore 14:30 aula 6 occupata - www.psicollettivo.org

- Laboratorio di Lettere: ogni mercoledì ore 12 aula 6 - laboratoriodilettere@gmail.com