Protesta alla Sapienza, rettorato occupato: "No alla riforma Gelmini"

Studenti, docenti, presidi di facoltà, ricercatori, si sono radunati sotto alla 'casa' del rettore per manifestare il loro dissenso per la riforma
da «Agenzia Dire» «www.dire.it»

ROMA - Occupazione simbolica del rettorato, questa mattina, alla Sapienza di Roma. A decine fra studenti, docenti, presidi di facoltà, ricercatori, si sono radunati sotto alla 'casa' del rettore per manifestare il loro dissenso nei confronti del ddl Gelmini (la riforma dell'università), che fa arrabbiare soprattutto i ricercatori, privati di ogni possibilità di carriera, e la manovra del governo, che colpisce trasversalmente i dipendenti dell'università a cui sono negati gli scatti stipendiali. "No alla distruzione dell'università pubblica", così recitava lo striscione srotolato in piazza della Minerva.

"C'è un chiaro attacco alla funzionalità delle università da parte del governo- ha sottolineato Piero Lucisano, presidente del corso di laurea magistrale in scienze dell'educazione-. Ci stanno mettendo in svendita come si fa con molti beni pubblici. Siamo come le Dolomiti. Temo che se la situazione non cambierà, davvero a settembre ci sarà il blocco della didattica. I tagli agli stipendi, poi, sono una vergogna: gli ordinari possono anche non essere troppo toccati, ma i ricercatori subiscono un danno notevole a causa di questo provvedimento". Anche per questo una "grossissima fetta di ricercatori ha dichiarato la propria indisponibilità ad insegnare- aggiunge Renato Foschi, ricercatore della Sapienza e membro della Rete 29 Aprile, che sta conteggiando sul suo sito le defezioni-. Questa è l'unica forma di protesta che abbiamo per farci sentire.

Il ddl Gelmini ci impedirà di fatto, come ricercatori già assunti a tempo indeterminato, di avere una carriera, visto che il nostro profilo viene mandato ad esaurimento. Noi chiediamo una fascia unica della docenza, con valutazioni periodiche, e un piano di assunzioni per chi oggi fa il ricercatore a tempo indeterminato e viene penalizzato dal ddl. La riforma, infatti, introduce solo ricercatori a termine che dopo sei anni possono tentare di diventare docenti". Nel giro di qualche anno vecchie e nuove leve rischiano di doversi dividere i pochi posti esistenti.

Quanto alla tenure track, il percorso di carriera, previsto per i nuovi ricercatori dalla riforma "senza fondi- aggiunge Foschi- non si va lontano. Ogni ricercatore deve avere assegnato un budget quando comincia la sua tenure track che deve meritarsi attraverso valutazioni periodiche". Domani nella facoltà di Lettere un consiglio straordinario dovrà decidere se i docenti confermeranno o meno lo stop degli esami. Mentre la facoltà di scienze umanistiche ha già deciso una giornata di mobilitazione, probabilmente il 5 luglio, per spiegare agli studenti il punto di vista dei prof. Niente stop agli esami e alle sessioni di laurea.

1 luglio 2010