Roma - Berlino: scheiss egal?

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Partire dall’Italia per andare a studiare in Germania è sicuramente un fatto che genera riflessioni e proficui confronti, se non sull’aria ordinata che si respira negli uffici e negli ambienti universitari tedeschi, sul foglio invece che consegnano le ragazze borsiste, dopo aver esposto le procedure per la compilazione dei documenti necessari, su cui c’è scritto: willkommen! Für dich 110 Euro“. Un piccolo aiuto per facilitare le procedure d’inizio del semestre di studio.

Non voglio far troppo lunga la premessa, ma è interessante raccontare brevemente come il passaggio, tra la caotica e poco chiara amministrazione universitaria romana ad una scorrevole e sistematica burocrazia berlinese, affievolisca progressivamente le ansie e le preoccupazioni legate al processo di ambientazione.

I concetti d’impiegato, di ufficio, di segreteria, si modificano nell’immaginario personale e i numerosi esempi di burocrazia creativa italiana lasciano il posto a monotoni e monocromi apparati, con sostegni tecnologici e corte e silenziose file.

Le segreterie non sono giungle di fogli e certificati, orchestre di telefoni abbandonati alle loro suonerie o anche reti di consultazioni psicologiche. Esse sono semplici stanze con scrivanie, computer e stampanti. La figura dell’impiegato si trasforma da isterico lavoratore insoddisfatto e inguaiato di lavoro a un soggetto calmo e impersonale impegnato nella compilazione ripetitiva di semplici pratiche.

Anche quando si trascurano le relazioni tra cittadino e burocrazia, per considerare aspetti più sociali e politici, il paragone con l’Italia non sembra essere a favore della seconda.

La tassa universitaria nel Brandeburgo, Bundesland di Berlino, è unica (200 euro) e con questa somma si riceve il Semester Tiket: un jolly con il quale si usufruisce gratuitamente di qualsiasi trasporto pubblico all’interno della città e fuori, fino ad un determinato raggio di km. Con il Semester Ticket, garantito a ogni studente, si gode di significative riduzioni sul costo del pasto mensa - che offre alternative alimentari per tutti i gusti e le idiosincrasie personali, vegetariano, biologico, senza glutine - e sui costi dei servizi/offerte della città (mostre e musei, centri sportivi e di fitness, cinema, spettacoli di vario genere).

Il prezzo delle case dello studente oscilla tra i 150 e i 250 euro mensili ed è equivalente al costo di una stanza privata. L’utilizzo di questo servizio è indipendente dalla situazione economica patrimoniale, in relazione alla quale è possibile chiedere però un Unterstuetzung (Sussidio/Rimborso) statale.

Le strutture sono numerose e attrezzate di tutto il necessario, dai servizi igienici alle cucine comuni, le biblioteche e gli spazi studio, i giardini e la connessione ad internet.

Inoltre ogni anno vengono organizzati incontri da parte di strutture legate all’università che aiutano, praticamente e psicologicamente, le ragazze madri a portare avanti i percorsi di studio, consentendo loro di non rinunciare al futuro solo per aver deciso di formarsi una famiglia.

Se questa è a grandi linee la vita universitaria, non diverso è il primo impatto con il mondo post universitario. I neo-laureati non subiscono immediatamente il trauma del passaggio tra status di studente a disoccupato. Terminato il proprio corso di studi, ognuno di loro è introdotto in un’azienda o in un’istituzione per il cosiddetto Praktikum, il corrispettivo teorico del nostro tirocinio. Come in Italia però, spesso il Praktikum non è retribuito, sebbene in una percentuale di casi maggiore preveda dei rimborsi spesa.

Se terminato il Praktikum e/o il Master di specializzazione o il Dottorato, non si è ancora riusciti ad inserirsi nel mondo del lavoro, è possibile richiedere il sussidio statale di disoccupazione, che in Germania ha un ammonto inferiore a quello che viene dato a chi, per problemi di diversa origine, ha perso l’occupazione in itinere, ma ha già accumulato un numero variabile di anni di contributi.

Non è tutta rose e fiori però la vita universitaria berlinese: nel maggio 2009, all’interno dell’atrio della mensa, ad attirare l’attenzione dei passanti, si leggevano cartelloni e striscioni. Studenti, con volantini informativi e giornalini da distribuire, erano appostati agli angoli della struttura. Manifestavano. Bildung Streik c’era scritto, letteralmente sciopero della formazione.

La protesta studentesca di maggio non si limitava ad essere un disappunto nei confronti di problemi temporanei. Piuttosto gli studenti hanno creato alcuni centri di stampa e divulgazione, all’interno dei quali sono accolti, elaborati e pubblicati problemi universitari di carattere generale.

ASTA una delle più importanti di queste organizzazioni non fa riferimento alla partitocrazia politica tedesca, anche se al suo interno emergono generali direzioni politiche.

Buona parte degli studenti universitari critica l’intrusione dell’economia all’interno del mondo della formazione e dell’istruzione universitaria: questa intrusione si manifesta, secondo loro, attraverso i contratti che le aziende sottoscrivono con le scuole e le università, dirigendo di conseguenza le prospettive e gli obiettivi della ricerca, nonché la forma mentis dello studente invaso da pubblicità e promo sempre più frequenti anche all’interno dell’istituzione fisica dell’istruzione.

A questo proposito è interessante osservare le proposte di dottorato e master, proposti dalle università, in collaborazione con aziende leader, per offrire continuità di studio alle eccellenze: http://www.global-politics.org/partners/index.html

Un altro punto di attrito tra i vertici dell’università, quindi tra gli organi del senato accademico, e Asta, è il progressivo aumento dei poteri decisionali del presidio universitario nella direzione sia didattica che formativa che l’università intraprende.

Questo processo è iniziato nel 1997 con l’introduzione delle “Erprobungregelung”, letteralmente regole di collaudo, in vista della generale riforma universitaria che avrebbe introdotto anche la controversa divisione del corso di laurea in Bachelor e Master (Triennale e Specialistica/Magistrale), la Riforma di Bologna.

Il risultato, secondo gli studenti che da più di nove anni si organizzano per integrare le proposte del senato con quelle studentesche, è un tipo di formazione in cui il problema della gestione da parte di circoli elitari non viene risolto, ma accentuato.

A questo proposito l’organizzazione studentesca ha avviato le richieste per l’istituzione di una Paritetischeskommissione, pretendendo discussione e dialogo paritario tra le parti in causa. L’istituzione di tale commissione è ripetutamente rimandata e la sua importanza sminuita dall’operato del senato accademico.

Siamo a novembre, l’anno accademico è ricominciato e con questo anche il coordinamento degli studenti. L’aula principale dell’Università è stata occupata e oltre 600 persone hanno partecipato alle assemblee e ai lavori di coordinamento che sono stati già avviati tra le università di Berlino, Postdam e Vienna. I problemi non sembrano essere stati risolti e in alcuni punti aumentati: per esempio da quest’anno si mette in discussione la fruizione completamente gratuita dei trasporti pubblici da parte degli studenti.

Lontani dal voler dare giudizi di valore ai fatti esposti, ci si limita a fare delle considerazioni di carattere generale: qualunque sistema di riforma contiene punti positivi e negativi, questo è ovvio.

In ogni contesto socio-politico, sia in uno caotico come quello italiano, sia in uno relativamente più “rassicurante” come quello tedesco, il cittadino si relaziona ad una piattaforma di problemi che sembra essere comune: l’istanza più o meno prepotente dell’interesse economico che inficia il reale processo di democrazia dal basso.

Il coinvolgimento attivo da parte di cittadini che vive in prima persona i cambiamenti in atto, la continuità dell’informazione e la riflessione collettiva sulle sfere di realtà vissute, sono indispensabili, onde evitare l’allontanamento e il potenziamento della classe dirigente dalla fetta (spesso minoritaria) di popolazione politicamente e socialmente occupata e preoccupata ad ostacolarlo.

L’estremizzazione delle parti sociali - gli estremisti contro i politici, i politici contro i sovversivi, gli apatici contro nessuno, i critici contro tutti- preclude dialogo e confronto, che rimangono limitati ai soli vertici di potere.

Un processo dunque, che si potrebbe definire di “supervisione permanente” in cui ogni soggetto sociale prende parte, sembra essere logicamente necessario in ogni dove.

di Antonella Tramacere

Link utili (in tedesco):

http://www.studentenwerk-berlin.de/

http://www.astafu.de/index_html