Da alcune settimane il movimento studentesco sta indebolendo il consenso neoliberale imposto da alcuni anni dai governi del Québec e del Canada. La scintilla che ha fatto scoppiare questo movimento è stato l’annuncio di un aumento delle tasse universitarie del 75%. I lacchè del governo liberale cercano di far passare nei media l’idea che questa misura sia necessaria fin dal suo annuncio all’interno della legge di bilancio del 2010. Dietro questo fatalismo a cui si appellano il governo ed i suoi alleati, leggiamo una decisione tutta politica basata su quella che il ministro delle finanze chiama “rivoluzione culturale” e che le istituzioni economiche internazionali definiscono invece “bilancio d’austerità”. Poco importa quale sia il nome che i governi attribuiscono a queste misure, capiamo che si tratta dello smantellamento definitivo dei servizi pubblici volto a privatizzare quel che resta dei beni comuni.
Il movimento studentesco ha preso come punto di partenza la questione delle tasse universitarie e della mercificazione delle università. Questa misura non è che una parte di un progetto più ampio che tocca l’istruzione primaria e secondaria, la sanità e lo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali. La nostra resistenza alle misure neoliberiste del governo del Québec deve considerare l’insieme di questi settori per stabilire un legame sociale che permetta di parlare di comunità. Il governo tenta di separare il nostro sciopero affermando che questa misura serve a far pagare agli studenti “la loro giusta parte”. Per questo, fin dall’inizio dello sciopero le studentesse e gli studenti hanno tentato di affermare che il loro progetto politico va al di là di una stretta negoziazione economicista e corporativista con il governo. Certo noi vogliamo che il governo annulli quest’aumento delle tasse universitarie, ma allo stesso tempo vogliamo rimettere in discussione l’imperativo economico che guida le politiche dei nostri governi.
Per riuscire in questo, il movimento studentesco non può restare solo e deve unirsi all’insieme delle forze che formano la nostra società e la fanno vivere: lavoratori e lavoratrici della sanità, dell’istruzione e dei servizi sociali, i lavoratori messi in mobilità da Rio-Tinto o licenziati da Aveos a causa di un capitalismo sfrenato, i lavoratori e le lavoratrici notturni a cui viene negato il diritto d’associazione, le donne che subiscono le minacce conservatrici verso i propri diritti, i più adulti che sono costretti a lavorare per più tempo o gli indigeni che assistono ad una nuova
colonizzazione che saccheggia ciò che resta del loro territorio.
Dallo sciopero studentesco allo sciopero sociale
Le studentesse e gli studenti in sciopero sono coscienti della propria impotenza a far indietreggiare da soli il governo su queste diverse misure. Da qui la necessità per il movimento studentesco di unirsi all’insieme delle forze sociali nella lotta contro la rivoluzione culturale di Bachand. Non siamo qui a chiedere un appoggio di circostanza per cui qualche rappresentante sindacale redige per l’ennesima volta un comunicato di appoggio alla lotta studentesca. Chiediamo al contrario una convergenza di tutta la popolazione del Québec contro le politiche di tagli e mercificazione dei servizi sociali e dei nostri diritti collettivi. Solo se la lotta studentesca diverrà generalizzata
sui luoghi di lavoro, questa convergenza sarà effettiva. È quindi uno sciopero sociale che noi chiediamo a tutta la popolazione!
In questo momento, il governo risponde agli studenti ed alle studentesse cercando di imbavagliarli/e attraverso tribunali e manganelli. Ogni giorno la Ministra dell’Istruzione cerca di rompere lo sciopero che studenti e studentesse hanno votato democraticamente. La nostra risposta alla durezza dello Stato nella gestione dello sciopero è allargare lo sciopero stesso per rendere di fatto impossibile qualunque forma di repressione individuale. Smettiamo di avere
paura delle leggi che vogliono incasellare il nostro malcontento e disobbediamo collettivamente per uscire insieme per le strade del Québec. Se sola questa disobbedienza sarà marginalizzata e repressa dal governo, ma se a prendere la parola sarà l’insieme dei settori della società del Québec, il Governo non potrà più appellarsi ai tribunali.
Dobbiamo costruire questo sciopero sociale dal basso lanciando la discussione nei luoghi di lavoro su come disertare le nostre mansioni quotidiane. Chiediamo delle assemblee generali all’interno dei nostri sindacati locali per discutere la possibilità di mettere in campo uno sciopero di questo tipo. Relazioniamoci con i comitati di quartiere per realizzare delle assemblee cittadine sullo sciopero sociale. Queste assemblee sono l’espressione della nostra capacità di decidere insieme e di costruire un movimento che vada al di là dei limiti prestabiliti dalle élites. Che la strada intrapresa in questi due mesi diventi l’espressione del nostro rifiuto collettivo.
In questo momento il governo è debole e pronto a cedere. Approfittiamo di questo momento per mettere una chiave nell’ingranaggio della rivoluzione culturale e difendere una società che dà la priorità alle persone e non al profitto.
La Larga Coalizione dell’Associazione per la solidarietà sindacale studentesca (CLASSE- La Coalition large de l’Association pour une solidarité syndicale étudiante)