I dottorandi dell’Ateneo di Urbino intendono manifestare pubblicamente la volontà di partecipare al dibattito e alla protesta in atto in merito al DDL Gelmini e al controverso processo generale di riforma dell’Università pubblica italiana. Tale processo è in atto da anni, ma ormai si configura chiaramente come uno smantellamento di diritti fondamentali e come strutturazione della precarizzazione quale forma ufficiale della professionalità della conoscenza.
In tal senso, noi dottorandi dell’Ateneo di Urbino esprimiamo piena solidarietà al disagio espresso da ricercatori, precari e studenti. Riteniamo, infatti, in accordo con quanto esposto dal Coordinamento Nazionale dei Precari della Ricerca e della Docenza, che il diritto allo studio, il diritto al lavoro, le pari opportunità , la libertà di insegnamento e di apprendimento costituiscano gli elementi che stanno a fondamento dell’Università che vogliamo.
Siamo convinti che l’Università debba riformarsi democraticamente e dal basso, per offrire alla società una didattica di qualità , una ricerca talentuosa, nonché un ruolo di costante e autonomo osservatorio critico.
Vogliamo un’Università che non crei fratture sociali o territoriali tra studenti e lavoratori, che non sfrutti il lavoro con contratti privi di tutele, che non offra alle nuove generazioni come scelta unica il precariato a vita.
Le politiche del governo e il DDL Gelmini vanno in direzione opposta, poiché:
− intere generazioni di precari universitari vengono semplicemente cancellate dalla prevista abolizione della figura del ricercatore a tempo indeterminato e la sua sostituzione con contratti a tempo privi di garanzie, ben lontani dalla propagandata “tenure trackâ€;
− decine di migliaia di precari della ricerca sono a rischio di non poter proseguire i propri rapporti di lavoro a causa degli inaccettabili limiti temporali e anagrafici per assegnisti e ricercatori a tempo determinato, a cui si aggiungono i tagli di 1 miliardo e 350 milioni di euro, creando così gravi difficoltà organizzative e gestionali all’Università pubblica italiana,
incluse svariate migliaia di collaboratori, co.co.co e docenti a contratto che sono stati estromessi per mancanza di fondi e lasciati privi di ammortizzatori sociali;
− non è prevista alcuna riforma sostanziale per il dottorato di ricerca, se non la possibilità di aumentare, senza più il limite del 50%, i posti senza borsa. Dottorato che, oltre ad essere tuttora regolamentato dai singoli Atenei e dai singoli Dipartimenti e non avere quindi un’omogeneità nazionale nel percorso, non viene valorizzato, pur rappresentando il titolo
più elevato della formazione universitaria;
− si trasforma il diritto allo studio in indebitamento preventivo degli studenti, aggravando le disuguaglianze sociali e territoriali.
La Carta Europea dei Ricercatori (2005) definisce il dottorando come “ricercatore nella fase iniziale di carrieraâ€; esso dovrebbe avere quindi gli stessi diritti di un ricercatore, intendendo così che anche il suo futuro professionale dovrebbe essere quello di ricercatore. I dottorandi svolgono un lavoro di ricerca e di studio all’interno dell’Università , tuttavia essi non hanno alcuna tutela di tipo lavorativo come indennità di malattia e maternità . Nei casi di certificata ed aggravata malattia la borsa di studio, quando presente, può essere sospesa per un anno.
Tuttavia, secondo le categorie dell’INPS, in quanto lavoratori parasubordinati i dottorandi avrebbero diritto alle visite mediche gratuite svolte presso Centri di medicina occupazionale, a ricevere dall’8 al 16% dello stipendio in caso di ricovero ospedaliero e l’80% in caso di maternità . Tutto ciò solo a condizione che i pagamenti dei contributi in passato siano avvenuti regolarmente. Pertanto riteniamo che sia assolutamente necessario che questa pratica venga attuata e che l’Università si faccia inoltre carico del restante 20% per le dottorande in maternità .
Il dottorato di ricerca è il titolo più elevato della formazione universitaria; i corsi di dottorato hanno il compito di formare figure professionali con competenze alte nel settore della ricerca scientifica e impiegabili presso Università , centri di ricerca, amministrazioni, enti pubblici o privati.
L’Europa riconosce e valorizza il titolo di dottore di ricerca come il terzo livello della formazione superiore all’interno del Processo di Bologna e a livello mondiale il dottorato, oltre a rappresentare il canale di accesso alla carriera universitaria, è anche uno strumento attraverso cui si formano professionalità più articolate e dinamiche.
In Italia, invece, il dottorato è valutato poco e male, nonostante il bisogno di innovazione della nostra economia: la spendibilità del titolo di dottore di ricerca nelle funzioni amministrative e nella scuola è scarsa, e la normativa per la valutazione del titolo nell'accesso alla pubblica amministrazione e ai ruoli di ricerca pubblica non universitaria è rimasta inattuata.
Non sono stati neanche pensati incentivi per l'assunzione di dottori di ricerca nel mondo della produzione che, come è ormai noto, ha un notevole bisogno di innovazione e di ricerca. Il nostro Paese spreca così le competenze di molti giovani studiosi e incentiva la fuga dei cervelli all’estero.
Sono 12 anni che aspettiamo che il Governo emani dei decreti per la valutabilità del titolo di dottore di ricerca: quanto ancora dobbiamo aspettare?
In considerazione di tutto ciò chiediamo al Governo di:
- garantire continuità e stabilità al percorso professionale che lega il dottorato con la successiva attività di ricerca e docenza all’interno dell’Università pubblica italiana, attraverso un adeguato finanziamento di assegni di ricerca e borse di studio, nonché attraverso una regolamentazione univoca delle forme contrattuali a tempo determinato
- dare attuazione all'articolo 4, comma 7, della legge 210/98, che prevede che il Governo emani dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri per la valutabilità dei titoli di dottorato di ricerca, ai fini dell'ammissione a concorsi pubblici per attività di ricerca non universitaria;
- dare attuazione all'articolo 17, comma 111, della legge 127/97 (cd. “Bassanini 2â€) che prevede che le norme per l'accesso alla pubblica amministrazione vengano integrate, in sede di accordi di comparto, dal riconoscimento delle professionalità prodotte dal dottorato di ricerca e da altri titoli specializzanti;
- valorizzare e promuovere l’inserimento dei dottori di ricerca nella scuola e nell’insegnamento;
- predisporre consistenti incentivi all’assunzione di dottori di ricerca nel mondo delle imprese;
- riportare i posti di dottorato senza borsa almeno a un numero non inferiore a quelli con borsa e avviare un processo di aumento dei posti con borsa, poiché indispensabile al fine di un corretto e formativo svolgimento del corso di dottorato e di tutte le attività di ricerca ad esso correlate;
- esonerare i dottorandi senza borsa dal pagamento dei contributi per l’accesso e la frequenza ai corsi di dottorato.
Il presente documento è da intendersi quale punto di avvio di un’auspicabile processo locale e nazionale di costruttiva condivisione delle istanze, aperto ad ogni contributo fattivo, nonché disponibile alla collaborazione rispetto ai progetti e alle iniziative di studenti, docenti e istituzioni universitarie.
DOTTORANDI ATENEO URBINO