in rivolta

«Costruiamo la rivolta». A partire dalla difesa dei beni comuni

28/3/2011

A Roma tre giorni di assemblee e dibattiti. «Esigiamo l'impossibile»
di Daniele Nalbone da Liberazione

«Costruiamo la rivolta: per una ripresa del conflitto, ripartiamo dalle opposizioni sociali». E' iniziata così, con un'assemblea aperta da Daisy, studentessa inglese, e Anis, studente tunisino, alla quale hanno partecipato Fiom, Usb, Cobas, Cub, autoconvocati, movimenti per l'acqua pubblica e per l'abitare, la tre giorni nazionale indetta dalla rete dei collettivi di Atenei In Rivolta. Tre giorni di assemblee, workshop, dibattiti (programma su www.ateneinrivolta.org) «per continuare sulla costruzione di un percorso all'altezza delle necessità che abbiamo davanti a noi». Necessità che per la "generazione precaria" sono quelle «di un percorso condiviso e dal basso che veda protagonisti i soggetti sociali nella prospettiva di una grande mobilitazione unitaria». Mobilitazione che, secondo gli studenti di Atenei in Rivolta, non potrà appiattirsi esclusivamente sulla data del 6 maggio «che può rappresentare un passaggio importante per il cambiamento nel nostro paese ma solo nella misura in cui si costruiscano le giuste premesse».
Gli studenti intervenuti a portare il contributo dei vari collettivi, da Mantova a Bari, da Pisa a Napoli, sono concordi nel non consegnare al 6 maggio «un valore di sineddoche: sarebbe sbagliato confondere una parte - seppur rilevante - con il tutto». Il riferimento è allo sciopero generale dell'Usb dell'11 marzo scorso che ha portato decine di migliaia di persone in piazza, ma anche «ai migranti, ai precari, alle donne che rivendicano nuovi diritti, welfare e la propria autodeterminazione. Figure che ad oggi non trovano spazio nell'attuale dinamica della mobilitazione».
Ecco quindi che l'assemblea di ieri con esponenti di diverse opposizioni sociali manifestatesi in questi mesi parte proprio dalla necessità «di cogliere l'opportunità e l'urgenza di una primavera di conflitto generalizzato nel nostro paese». Così, dopo i racconti di un movimento studentesco inglese «tutt'altro che in declino - ha raccontato Daisy - alla seconda occupazione di facoltà in pochi giorni» e di una Tunisia «che dopo ventitré anni di dittatura - ha spiegato Anis - in ventinove giorni di rivolta è riuscita a deporre Ben Ali», gli interventi di Cremaschi (Cgil) e Leonardi (Usb) sono stati l'esempio del confronto di cui si sente il bisogno per giungere all'obbiettivo che si è data la tre giorni di Atenei In Rivolta: «costruirla, la rivolta». Da una parte chi sta lavorando affinché il 6 maggio si possa giungere a una generalizzazione tale dello sciopero in grado di bloccare il paese. Dall'altra chi, nei territori e sui luoghi di lavoro sta tenendo alto il livello di conflitto contro un padronato sempre più determinato nel distruggere definitivamente quel che resta dello stato sociale.
In questo scenario, è il referendum per l'acqua pubblica e contro il ritorno al nucleare, portato in assemblea dagli interventi di Marco Bersani del Forum italiano dei movimenti per l'acqua e di Vincenzo Miliucci dei comitati per il sì al referendum abrogativo sul nucleare, a essere investito del ruolo di "aggregatore" dei conflitti in corso. «Ormai quello della difesa dei beni comuni è il tema centrale delle nostre resistenze - spiega Giorgio di Atenei in Rivolta - ed è per questo che il corteo che oggi attraverserà Roma vedrà una partecipazione larghissima». La più larga possibile «e che porterà alla vittoria del referendum». D'altra parte, i giovani di Atenei in Rivolta che in ogni intervento si sono detti «né con la Nato, né con Gheddafi, con i popoli in rivolta» sono realisti: come recita lo striscione che fino a domenica farà bella mostra di sé nell'aula Amaldi di Fisica, «esigiamo l'impossibile». Esigono una rivolta di tutte le opposizioni sociali.

26/03/2011