Nella notte di sabato 21 luglio è stata organizzata una passeggiata notturna lungo tutto il perimetro dell’area del cantiere.
Benché sia stata dipinta dalla stampa come un momento di violenza cieca e ingiustificata ad opera di teppisti che nulla avevano a che fare con la lotta No Tav, si è trattato invece per quelli/e che lo hanno davvero vissuto di un intenso momento di lotta partecipato e condiviso sia dai/dalle compagni/e del campeggio di Chiomonte sia dai comitati della Val Susa.
Si è dimostrato come il cantiere non sia invalicabile, e come le truppe di occupazione non possano pensarsi in grado di governare tranquillamente la zona ( sono state abbattuti diversi metri di rete e jersey ed è stata violata l’area del cantiere): è stata una notte di forte coesione che ha mostrato, sia a noi che a loro, la spinta che il movimento potrà avere.
E’ probabilmente frutto della frustrazione di fronte a questa prova di forza di chi lotta contro il Tav il grave episodio di ieri notte. Più di cento persone sono partite dal campeggio per partecipare ad un presidio alla stazione di Bussoleno con il passaggio di Castor, treno contenente un carico di scorie nucleari, ennesimo sfregio ambientale ad un territorio sotto continuo attacco. Durante tutta la giornata è rimasto fermo a Chiomonte un posto di blocco della polizia che aveva già fermato e identificato alcuni/e compagni/e. All’arrivo a Bussoleno il treno dei manifestanti ha trovato ad aspettarlo un comitato di accoglienza in grande stile: almeno trecento agenti in assetto antisommossa sul binario, con l’aria di essere pronti ad intervenire al minimo pretesto. Il treno è stato tenuto fermo sul binario per quattro ore, mentre la tensione saliva dentro i vagoni assieme al timore di non poterne uscire indenni. Nel frattempo anche al campeggio i/le pochi/e compagni/e rimasti dovevano fronteggiare un notevole spiegamento di forze: infatti di fronte all’entrata si erano schierati numerosi reparti di polizia con addirittura un idrante e una ruspa. Sono stati momenti di forte paura con notizie frammentarie che rimbalzavano da una parte e dall’altra. Lo stallo si è risolto solo verso le quattro del mattino, dopo una lunga trattativa: i/le compagni/e che erano sul treno sono stati/e identificati/e e schedati/e, filmati/e uno alla volta e perquisiti/e, poi lasciati/e uscire dalla stazione a gruppi di dieci. Intanto anche le truppe davanti al campeggio si ritiravano.
Appare ovvio che questa sia stata una vendetta, una minaccia, una prova di forza da parte di una polizia spaventata dall’intensità mostrata dalla protesta di sabato sera: era loro necessario rispondere cercando di intimidire il movimento No Tav. Ma né la minaccia di ieri notte né la mistificazione dei fatti di sabato (la vecchia storia degli “antagonisti” violenti che non sono no tav ripetuta da tutti i giornali) hanno fiaccato e intimorito il movimento, che anzi è pronto a insistere per un’estate di lotta al campeggio (che durerà fino a settembre con diverse iniziative) e soprattutto vuole proseguire e spingere sempre più avanti questa battaglia. In un periodo in cui il progetto del Tav vacilla in tutta Europa e gli unici mezzi con cui è sostenuta la sua validità sono il carcere e la repressione, la valle ha grosse possibilità di vincere.
I/le compagni/e di a*r dal campeggio NoTav di Chiomonte