in rivolta

Oltre lo sciopero del 28. Anche in Italia c'è bisogno di rivolta! Editoriale AiR Roma

30/1/2011

“Sciopero generale! Sciopero generale!”. Questo è lo slogan che nelle giornate del 27 e 28 gennaio è risuonato nelle piazze del sud, del centro e del nord Italia, dove le tute blu hanno incrociato le braccia per lo sciopero di categoria indetto da Fiom e sindacati di base, mentre i Cobas hanno coraggiosamente proclamato lo sciopero generale di tutte le categorie. Una richiesta, quella dello sciopero generale, che hanno invocato unitariamente operai, studenti e precari, a riprova di quel processo di unità e ricomposizione necessario per respingere i ricatti del governo e di Marchionne.

Fa un certo effetto pensare alla giornata del 28 gennaio in Italia e a quello che succede a pochi chilometri da noi, in Nordafrica, dove governi corrotti e al potere da anni sono costretti a fuggire per le rivolte popolari.
Cosa dobbiamo aspettare per innescare quel processo di rivolta collettiva necessario per cacciare Berlusconi e fare in modo che i governi successivi non siano la sua brutta di quello precedente?

Questo è stato, e deve continuare ad essere, il punto di vista primario degli studenti e delle studentesse: cacciare il governo a suon di scandali, proclamare scioperi generali di 4 ore con sfilate nelle grandi città, cercare appoggi e rappresentanza in questa classe politica non può essere la strada per uscire definitivamente dai ricatti che questo sistema economico impone a un'intera generazione.

Il 14 dicembre ha dimostrato che una rivolta in questo paese è ancora possibile, e le notizie provenienti da tutto il mondo devono essere da stimolo e forza per chi, come noi, non intende più chinare la testa.

Il 28 gennaio, per la seconda volta in pochi mesi dopo il 16 ottobre, la società civile ha dimostrato una grande solidarietà intorno ai sindacati che si oppongono alle politiche neoliberiste di Marchionne. Questo era quello che chiedeva la Fiom, ma non basta, non basta più!

Ancora una volta, i dirigenti nazionali della Cgil hanno completamente glissato l’argomento “sciopero generale” dai loro interventi dai palchi. Diventa sempre più ampio l'abisso che separa i tentativi di concertazione che la CGIL sta portando avanti dalle rivendicazioni e le lotte degli operai, la cui spinta da sola dovrebbe portare allo sciopero e al blocco totale della produzione in questo Paese!

Gli studenti e le studentesse di tutta Italia continueranno a sostenere i lavoratori e le lavoratrici metalmeccaniche contro i diktat dei loro padroni, ma dopo mesi e anni di resistenza attiva contro le politiche di questo governo, l'unica strada possibile è il contrattacco! Questo non può che passare, nel lungo periodo, per una ricomposizione concreta fra chi è in grado di ribellarsi: lavoratori, studenti, migranti, lotte ambientali, di genere e territoriali.

A dieci anni dal G8 di Genova fa un certo effetto parlare di sciopero generale e rivolta globale contro chi governava anche dieci anni fa. Quel movimento ha dimostrato che resistere al neoliberismo è possibile, sta a noi adesso dimostrare che è possibile vincere!

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