in rivolta

Oltre lo sciopero della Fiom. Editoriale AiR Bologna

29/1/2011

Cosa ci lascia lo sciopero dei metalmeccanici e delle metalmeccaniche del 27/28 gennaio?

Sicuramente un po’ di delusione per la mancata risposta da parte della CGIL rispetto alla pressante richiesta di uno sciopero generale proveniente dal movimento studentesco e dalla stessa FIOM.

Durante il suo intervento al termine della manifestazione dei metalmeccanici e delle metalmeccaniche a Bologna, Susanna Camusso ha infatti accuratamente evitato l'argomento. Non si è espressa, non ha pronunciato alcuna parola rispetto a questa opzione. La segretaria generale del più grande sindacato italiano ha volontariamente ignorato quella voce che si alzava tra le 30000 persone presenti nella piazza, che richiedeva a più riprese e con gran forza lo sciopero generale. Ma ha anche ignorato le parole del segretario FIOM Maurizio Landini, che, sottolineando il pericolo di estendere l'accordo di Mirafiori a modello delle contrattazioni del lavoro dipendente, pubblico e privato, dal palco di piazza Maggiore ha affermato la necessità di proclamare lo sciopero generale come mezzo per contrastare le politiche di confindustria e del governo.

L'imbarazzante silenzio della Camusso in realtà non dovrebbe sorprendere. Il 20 gennaio infatti, sempre a Bologna, durante un'assemblea pubblica, incalzata sulla questione dello sciopero generale, ha sostenuto che “è meglio uno sciopero non proclamato di uno sciopero fallito”. E in questo momento non ci sarebbero, sempre secondo la segretaria, le condizioni per la riuscita di uno sciopero: il mondo del lavoro è troppo frammentato e segmentato; prima dunque bisogna ricomporre e poi, forse si può pensare ad azioni conflittuali. Dunque lo sciopero non si farà.

La questione andrebbe forse ribaltata: se in questo momento non si mette in campo un'opposizione forte ed incisiva, oltre ad impedire il processo di ricomposizione del mondo del lavoro, lo si priva di altri diritti, destrutturandolo ulteriormente. L'immobilismo in questa fase non può che peggiorare la situazione e la volontà dei lavoratori e delle lavoratrici, espressa dalle alte percentuali di adesione allo sciopero, non può ridursi ad un dato puramente numerico.

Per questo lo sciopero generale e generalizzato, da costruire insieme a quei pezzi di sindacato che non vogliono cedere a ricatti e diktat, rimane un passaggio fondamentale e occorre continuare in tutte le sedi a chiederne la convocazione nel più breve tempo possibile.

E, d'altra parte, lo sciopero della FIOM ci lascia la convinzione che esistono delle possibilità concrete di unire le lotte e le resistenze che ci sono nel nostro paese. Si sta infatti diffondendo la consapevolezza che è in corso un attacco complessivo alle condizioni di vita, di lavoro e di studio di ampi settori della società con lo scopo di salvaguardare gli interessi e i profitti di pochi: è per questo che Marchionne cerca di riportare in fabbrica condizioni di sfruttamento ottocentesche, è per questo che un'intera generazione viene condannata alla precarietà e che l’università viene subordinata agli interessi delle imprese, è per questo che i beni comuni, in primis l'acqua, vengono privatizzati.

La partecipazione di studenti e studentesse allo sciopero della FIOM ha mostrato che esistono spazi per la costruzione di un percorso comune tra i soggetti che cercano di resistere alla crisi e alle politiche di smantellamento dei diritti. Da domani questa possibilità andrà sostanziata e questi spazi riempiti: dovremo sperimentare forme di coordinamento e sviluppare ambiti collettivi di dibattito e confronto. A questa sfida, la cui posta in gioco è il nostro futuro, non possiamo e non dobbiamo sottrarci.

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