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Assemblea e corteo a Milano. La rabbia non si spegne, riprendiamoci i fondi!

04/3/2011

Oggi è chiaro a tutti che l’istruzione pubblica e il diritto allo studio sono sotto attacco. Oltre tre anni di tagli hanno messo in ginocchio il sistema scolastico e l’ultima riforma ha completamente privatizzato l’università pubblica.
L’annientamento della scuola non è da attribuire però solo al Ministero. Anche Comune, Provincia e Regione giocano un ruolo fondamentale, soprattutto in Lombardia, che è sempre stato luogo di sperimentazione delle riforme a livello nazionale.

La regione Lombardia dell’amministrazione Formigoni riceve ogni anno fondi per più di 75 milioni di euro per il diritto allo studio. Questi vengono poi utilizzati secondo il sistema Dote Scuola che li distribuisce tra scuole private (€ 51.000.000) e pubbliche (€ 24.000.000). Appare chiara a colpo d’occhio la disparità di finanziamenti anche a fronte del fatto che queste ultime rappresentano il 91% dell’utenza e ricevono solo il 30% delle risorse. Inoltre i finanziamenti, se sono pubblici, dovrebbero essere destinati alle scuole pubbliche. Per riuscire a elargire ai due terzi dei 98mila studenti delle private lombarde un sussidio regionale, il governo Formigoni-Lega ha truccato le regole del gioco: mentre i genitori degli studenti della scuola pubblica devono esibire il certificato Isee per poter accedere a un piccolo contributo, i richiedenti il buono scuola godono di un meccanismo inventato ad hoc per loro, denominato “indicatore reddituale”, dove i limiti di reddito sono molto più tolleranti e, soprattutto, dove non si deve dichiarare la propria situazione patrimoniale, sia mobiliare, che immobiliare.
Tutto questo mentre le borse di studio per il reddito sono impossibili da ottenere, le strutture scolastiche cadono a pezzi, mancano i fondi per il funzionamento di base della scuola (acqua, elettricità, servizi igienici, laboratori) e per gli stipendi di personale ATA e supplenti a termine.

Del funzionamento e dell’edilizia dovrebbe occuparsene la Provincia di Milano. Tuttavia le scuole da anni non vedono un soldo in questa direzione e le strutture cadono a pezzi. La Provincia è completamente inattiva mentre Podestà è tutto impegnato a gestire le speculazioni per l’Expo.

Il Comune e la nostra carissima Moratti invece portano avanti da anni lo smantellamento delle scuole civiche comunali. Il primo a subire l’attacco è stato il Gandhi, particolarmente sotto tiro essendo un liceo serale per studenti lavoratori con classi poco numerose. Oggi quasi tutte le civiche sono a rischio chiusura, anche quelle d’eccellenza come la Manzoni.

Chi si oppone a queste politiche viene criminalizzato con l’annuncio e i primi arrivi di denunce e fascicoli aperti. Ecco il tentativo di reprimere e zittire scandalosamente chi ha lottato per il diritto allo studio, catalogando come delinquente chi ha portato la rabbia e le rivendicazioni, nelle scuole come nelle strade e nelle piazze, di ragazzi e ragazze che hanno scelto di non subire più tagli indiscriminati al proprio futuro da parte della Gelmini come da 15 anni a questa parte da tutti i ministri dell’Istruzione.

E’ quindi necessario, ora più che mai, costruire una campagna per una riappropriazione dei fondi pubblici, contro chi attacca il diritto allo studio.

Una situazione non si cambia indignandosi davanti alla televisione.
La rabbia non si spegne col cambio di stagione.

Martedì 15 marzo
Assemblea h. 16.00 in ChiamaMilano
Largo Corsia Dei Servi (San Babila MM1)

Venerdì 25 marzo
H. 9.30 Largo Cairoli
Corteo Studentesco
RIPRENDIAMOCI I FONDI!