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#3Nov Cronaca di una vergognosa giornata di repressione

04/11/2011

DAVANTI ALLE SCUOLE
A inizio giornata molte scuole romane hanno trovato davanti al portone una spiacevole sorpresa: camionette e/o agenti della Digos ad aspettare gli studenti che stavano per scendere in piazza.

Virgilio, Visconti, Mamiani, Cavour, Righi le scuole che finora hanno denunciato la presenza di forze dell’ordine. Davanti al Mamiani sono state identificate circa 50 persone, minorenni e non. Nelle altre scuole gli studenti sono stati minacciati dalla digos di essere denunciati se avessero partecipato al corteo.

SCHEDATURE PREVENTIVE
La repressione preventiva non si è svolta solo davanti alle scuole: moltissimi gli studenti fermati ed identificati nei pressi della stazione Tiburtina, spesso senza alcuna motivazione valida.

LA GABBIA
Quando i vari gruppi di studenti si erano ormai raggruppati al centro del piazzale della stazione Tiburtina, ci si è accorti di una spiacevole sorpresa: ogni uscita dalla piazza era bloccata da bindati e celerini.

Gli studenti, dopo aver trattato per più di un’ora e mezza con la questura, non hanno ricevuto l’autorizzazione né a raggiungere il Ministero dell’Economia né, proposta di compromesso, a raggiungere piazzale Aldo Moro. La polizia non ha fornito ulteriori spiegazioni minacciando ripercussioni nel caso gli studenti avessero provato a formare ugualmente un corteo. Minaccia che non ha assolutamente spaventato gli studenti in piazza.

VIOLENZA GRATUITA
E’ così che il corteo studentesco, al grido di “corteo, corteo”, si è avvicinato a mani alzate e a volto scoperto ad un blocco della celere. La risposta è stata una carica violenta e indiscriminata.

Poco più tardi, mentre si stava allestendo un’assemblea, ci si è accorti che il cantiere della stazione Tiburtina portava precisamente al di là del blocco della polizia. Una parte degli studenti è entrata nel cantiere e, aiutata da alcuni operai, ha trovato la via di fuga dalla piazza-gabbia. Ma un’altra carica della polizia, stavolta più violenta, ha impedito il flusso degli studenti, lasciando anche alcuni feriti (un ragazzo è stato visto sanguinare copiosamente dalla testa). Le cariche ingiustificate hanno quindi colpito un corteo assolutamente pacifico ferendo ragazzi dai 14 ai 20 anni senza che questi avessero qualsiasi arma e anzi, tutti gli studenti tenevano le mani alzate.

IL RICATTO
Gli studenti hanno iniziato a cheidere alle forze dell’ordine una via d’uscita dalla piazza, ed è iniziata a circolare una notiza che, per quanto incredibile, è poi risultata vera.
La polizia ha autorizzato ad uscire dalla piazza-gabbia solo gli studenti disposti a farsi schedare, mostrando i documenti.
I manifestanti sono stati tenuti nella stessa piazza per 5 ore, ovvero dalle 9:30 fino alle 14:30.

Il numero di studenti fermati e feriti non è definito, probabilmente sono molti di più i primi che i secondi. Tra i tanti, figurano molti studenti che hanno tentato di allontanarsi dalla piazza per andare a casa, che sono stati portati via e poi rilasciati più tardi, dopo essere stati picchiati (alcuni) e portati in commissariato.

LE “FORCHE CAUDINE”
Verso le 14, a coronamento di questa giornata di repressione, è stata proposta dalle forze dell’ordine una soluzione del tutto inaudita e sicuramente umiliante.
Dopo 5 ore di detenzione in una piazza, i prigionieri di guerra sono stati fatti passare a gruppi di 30, uno ad uno, in uno stretto “corridoio” di poliziotti, carabinieri e finanzieri. Ad attenderli alla fine, un assembramento di macchine fotografiche e videocamere della Digos e dei media, che hanno fotografato e ripreso in primo piano ogni manifestante. La scena ricordava orrendamente come uno scambio di prigionieri.

Crediamo che oggi si sia consumata una rappresaglia. Una rappresaglia frustrata e pilotata dall’alto, contro i supposti responsabili dei disordini del 15 ottobre. Noi invece, studenti medi e universitari, abbiamo mostrato maturità: senza caschi, a volto scoperto, con i soli libri-scudi a difenderci, non abbiamo mai reagito alle cariche indiscriminate della celere. Siamo rimasti 5 ore chiusi in una gabbia, vedendoci vietato il nostro sacrosanto diritto di manifestare, e il diritto umano universale della libertà di circolazione. Lo stato fascista che ci vuole comandare oggi ha fatto delle vere e proprie "prove di dittatura" violando più volte i diritti fondamentali garantiti in una democrazia: prima impedendoci di manifestare ed esprimere il nostro dissenso pacificamente, poi ha operato un sequestro di persona di massa ed in più ha caricato indiscriminatamente dei minorenni disarmati.

Ciliegina sulla torta, all’uscita siamo stati trattati come bestie o, come ha urlato qualcuno, come prigionieri di un campo di concentramento. Hanno tentato di umiliarci, di farci capire che avevamo “perso la battaglia”.

Ma il nostro grido è fermo: oggi abbiamo vinto. Abbiamo vinto contro una violenza gratuita e indiscriminata, abbiamo vinto contro chi, dall’alto, ha mandato frotte di forze dell’ordine a militarizzare una piazza occupata da studenti, abbiamo vinto contro chi, dopo il 15 ottobre, credeva che questo movimento non potesse mostrare la maturità di non reagire alle provocazioni. Non ci rassegneremo a vivere in una città dove non si può camminare liberamente per le strade, dove non si può esprimere la propria opinione. Ci riprenderemo il diritto di parola il 17 novembre (giornata dei diritti degli studenti) quando tutti noi scenderemo in piazza e non accettermo un epilogo come quello di oggi.
L'autunno caldo è appena iniziato.

Gli studenti del Visconti presenti alla manifestazione