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Riforma "a costo zero" pagata dagli studenti Aumenti delle tasse per sopravvivere ai tagli

16/4/2011

A fronte di un sottofinanziamento statale, università costrette a chiedere "un aiuto concreto" ai propri iscritti. Tra forzature, proteste e retromarce. Inchiesta su alcuni casi segnalati dai lettori
di MANUEL MASSIMO da Repubblica.it

Nuove fasce di contribuzione, controlli fiscali più serrati, rimodulazioni degli importi da pagare: gli atenei, per compensare il taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario (Ffo) e per far quadrare i bilanci, dovranno cercare di massimizzare le entrate delle tasse universitarie. Un problema che interessa, a macchia di leopardo, molte realtà accademiche sparse in tutta Italia: a fronte di un sottofinanziamento statale le università saranno costrette a chiedere "un aiuto concreto" ai propri iscritti per sopravvivere. Al momento la situazione è fluida, difficile fare previsioni: c'è chi ha già aumentato le tasse lo scorso anno e sta pensando a un "ritocchino" per il prossimo; chi non ha alzato gli importi ma ha ridotto giocoforza il capitolo "diritto allo studio"; chi, ancora, pescherà principalmente nelle tasche dei fuoricorso. Il trend comunque è chiaro: la Riforma dell'Università "a costo zero" - secondo la vulgata cara al ministro Gelmini - verrà pagata soprattutto dagli studenti.

Catania, caso emblematico. A giugno scorso il Senato Accademico ha deliberato l'aumento delle tasse, una decisione praticamente obbligata, come spiega il rettore Antonio Recca: "Non si è potuto procedere in modo diverso, considerata la necessità di compensare, almeno parzialmente, i gravi tagli operati dal governo nazionale al finanziamento ministeriale delle università statali. Tagli che hanno prodotto una situazione di difficoltà finanziaria e che rischiano di mettere in crisi l'equilibrio di bilancio degli atenei nell'esercizio 2011, con la prevista riduzione dei circa 20 punti percentuali dell'Ffo". E nuovi tagli porterebbero ad ulteriori ritocchi verso l'alto della retta d'iscrizione.

Lecce, facoltà di extra-gettito. L'Università del Salento a metà febbraio ha deciso di applicare dei "filtri di merito" alle due fasce di reddito più basse, per racimolare proprio lì l'extra-gettito (1,6 milioni di euro, ndr) necessario a chiudere il bilancio. Una manovra che l'Unione degli Universitari di Lecce ha avversato fin dal primo momento - considerandola come "un mezzo per poter riempire il buco creato dai tagli ai fondi ministeriali" - promuovendo la campagna contro il caro-tasse "io non merito l'aumento". Dopo cinquanta giorni di protesta, a fine marzo il Consiglio di Amministrazione dell'ateneo salentino ha fatto un passo indietro sul provvedimento, mitigando la portata degli aumenti già approvati: 765mila euro di extra-gettito saranno infatti coperti dai fondi della Regione Puglia (per 710mila) e dalla Commissione Diritto allo Studio (per altri 55mila), abbassando complessivamente del 48% la quota degli aumenti previsti.

"Serve un'inversione di tendenza". Il neopresidente della Crui Marco Mancini, rettore della Tuscia di Viterbo, appena insediatosi ha denunciato la situazione precaria in cui versa l'intero comparto accademico: "Il progressivo definanziamento dell'università sta conducendo l'innovazione nel nostro Paese a minimi epocali, che difficilmente potremo recuperare se la tendenza non si inverte immediatamente. Proseguire sulla strada che vede l'alta formazione e la ricerca come spese e non come investimenti equivale a mettere una pesantissima ipoteca sul futuro di intere generazioni". Un progetto di rilancio che non si può certo fare "a costo zero": "Accanto all'impegno dell'università nei confronti della società è necessaria una rinnovata presa di coscienza da parte dello Stato e della politica rispetto alla partita che si sta giocando sul piano internazionale".

Roma, tra rimodulazioni e controlli. I principali tre atenei pubblici della Capitale stanno cercando di fronteggiare la situazione ciascuno a suo modo. La Sapienza "per il 2011/2012 non prevede alcun aumento delle tasse, fatto salvo l'adeguamento all'inflazione". D'altra parte l'intero sistema di tassazione è stato rivisto l'anno scorso, con effetti sull'a. a. in corso: non aumenti generalizzati ma rimodulazione delle fasce di contribuzione - i redditi più alti hanno pagato di più - e potenziamento dei controlli. Tor Vergata, dal canto suo, "non ha ancora preso una decisione definitiva" e affronterà il problema in Senato Accademico tra maggio e giugno: "Presumibilmente un aumento ci sarà, ma non si può dire ora di quale entità", fanno sapere dal secondo ateneo capitolino. A Roma Tre, invece, nessun aumento, come sottolinea il rettore Guido Fabiani che aggiunge: "Attualmente è in vigore un sistema - concordato con le rappresentanze studentesche - che definisce circa 20 fasce contributive in rapporto al reddito".

Politecnici, nessun aumento di rilievo. I tre Politecnici statali italiani si pongono in netta controtendenza rispetto al trend generalizzato di crescita delle pressione fiscale sugli iscritti: quello di Torino "ha scelto di procedere semplicemente all'adeguamento Istat delle tasse, senza applicare ulteriori aumenti"; in quello di Milano "dal 2005/2006 le tasse non variano". Un discorso a parte merita quello di Bari, che proprio l'anno scorso ha modificato il sistema di tassazione, come spiega il rettore Nicola Costantino: "Nel 2010 il Politecnico di Bari era l'università con le tasse più basse d'Italia. Ha rivisto il proprio regolamento-tasse operando su tre fronti: combattendo l'evasione fiscale, attraverso l'obbligo della certificazione ISEEU; aggiungendo due aliquote per i redditi più alti; infine, rimodulando le detrazioni per merito e gli aumenti per i fuoricorso".

Atenei off-limits per i fuoricorso. Nell'assegnazione dei fondi ministeriali alle università la percentuale di studenti fuoricorso incide negativamente: per questo alcuni atenei, dove il problema è particolarmente "sentito", corrono ai ripari emanando provvedimenti "retroattivi" di decadenza dagli studi. Lo scorso giugno l'Università di Cagliari ha deciso di affrontare in primis la situazione dei fuoricorso-storici del vecchissimo-ordinamento (ante 509/1999, ndr): la decadenza scatterà una volta raggiunto il doppio della durata legale del corso di studi; stessa sorte - a partire, però, dal 2012 - anche per gli iscritti agli ordinamenti successivi. Il Senato Accademico dell'Università di Palermo - il 18 gennaio, con un provvedimento analogo - ha operato una "stretta" sui fuoricorso: con l'espressione burocratica "il doppio della durata legale più uno" si stabilisce, senza ulteriori deroghe, il parametro da rispettare per poter continuare a sperare nell'agognato "pezzo di carta".

(continua)

(13 aprile 2011)